Una vita a puntate

La sintesi dei cinque anni di vita che hanno portato un ragazzo qualunque sulla soglia del matrimonio. Un percorso che si sviluppa fra amori complicati, amicizie ed esperienze lavorative frustranti. - ATTENZIONE - Tutti potete leggere liberamente questo blogmanzo, ma vi ricordo che la proprietà intellettuale dei testi e delle foto resta esclusivamente mia, dunque vi invito a non utilizzare tali contenuti senza la mia autorizzazione. Per ogni evenienza, e soprattutto se siete una casa editrice di folli che desidera pubblicarmi (ditemi che esistete vi prego!), scrivetemi alla casella storico@leonardo.it .

AL VIA UN NUOVO ROMANZO A PUNTATE...

Un buongiorno a tutti coloro che hanno letto e apprezzato il mio primo blogmanzo! Vi avviso che fra pochi giorni prenderà il via un nuovo progetto...una storia tutta nuova da leggere giorno per giorno! Un modo diverso per passare il tempo davanti al pc! Passatemi a trovare all'indirizzo: http://radioblog.leonardo.it.

Storico

COME CONSULTARE IL ROMANZO A PUNTATE

Care amiche e cari amici,

Quanti di voi hanno seguito in questi mesi il mio romanzo/blog a puntate sono finalmente  giunti alla conclusione della vicenda. Qualcuno di voi dirà che era ora e in effetti l'ho tirata un po' per le lunghe. Spero ne sia valsa la pena. Comunque vi ringrazio per la pazienza e per l'attenzione che mi avete riservato. Per quanti giungeranno da adesso in poi su questa pagina suggerisco di non leggere gli ultimi post, perché così si troverebbero subito di fronte al finale del romanzo. Per consultare dall'inzio questa storia vi suggerisco di cominciare dai post del marzo 2005 (GUARDATE SUL LATO SINISTRO DELLA SCHERMATA) e da lì, partendo dal paragrafo '0 VERDE', proseguire in senso cronologico. Capisco che non è semplicissimo, ma vi assicuro che ne vale la pena e mi raccomando lasciatemi i vostri commenti. Mi sembra superfluo dire che questa è una storia di fantasia e ogni riferimento a fatti, cose, persone e animali e chi più ne ha più ne metta è puramente casuale. Il nome del protagonista, svelato solo nel finale, vuole essere un umile omaggio al maestro Federico Fellini e a uno dei suoi film più riusciti '8 e 1/2'. Grazie ancora.

Storico

 

APPENDICE - IL CROUPIER

Queste pagine mi sono arrivate  in busta chiusa col timbro postale di New Orleans in Louisiana. Scommetto che in questo preciso istante vi chiederete chi sono io! Vi svelerò l'arcano: sono Paolo, uno degli amici più cari di Guido. A questo punto, se siete arrivati fino a qui, dovreste conoscerlo piuttosto bene questo Guido, quello che per dirla semplice semplice sei anni fa ha praticamente mollato la fidanzata sull'altare senza lasciare sue notizie. Da allora solo silenzio, fino a tre giorni fa, quando ho trovato in casella questo plico. Forse avrà pensato che poche righe non sarebbero state sufficienti a spiegare la sua fuga.
Mi sono chiesto spesso in questi anni dove si fosse cacciato il mio migliore amico e adesso me lo immagino mentre suona il sax in qualche club di New Orleans, ma chissà magari è già partito alla volta della Norvegia e lì pesca allegramente salmoni, ammesso che ce ne siano rimasti.  A volte mi chiedo se la sua sia stata una scelta giusta o se ha sbagliato tutto, se prima o poi tornerà o se non lo rivedremo mai più, ma soprattutto se è più difficile fuggire come ha fatto lui, o restare come me in trincea ad affrontare le insidie della quotidianità e di un mondo che mi fa alzare ogni giorno con la nausea. Sono pieno di dubbi, ma sono sicuro di una cosa, non sta a me giudicarlo, non sta a voi giudicarlo. Guido, ovunque tu sia, spero tu sia felice.

FINE....

LA PALLINA, OVVERO LA RESA DEI CONTI

          

Ed eccomi qui ora, ho compiuto 25 anni da sei giorni e a quanto pare oggi mi dovrei sposare. E' tutta notte che scrivo, sono stanco. Dalla tapparella filtrano i primi raggi di sole e il mio montecristo, l'unico che mi concedo in un anno, lancia gli ultimi segnali di fumo da quel portacenere fregato in un bar che non ricordo neanche più.
Senza nemmeno accorgermi ho passato la nottata a scrivere e pensare che volevo buttare giù solo qualche appunto. Così ho ricomposto i pezzi degli ultimi cinque anni della mia vita, non tutto certo, solo quello che ho saputo ricordare e di quello che ho saputo ricordare ho detto solo quello che ho voluto, o meglio ciò che poteva essere ultile per chiarire a me stesso come sono arrivato fino a qui.

Il vestito del matrimonio, sdraiato sul letto come un uomo senza vita, mi aspetta, là fuori Vittoria mi aspetta, i figli che avrò da lei mi aspettano. Ho paura. Ho paura di compiere la scelta sbagliata, la mia storia, i tanti me di questi anni sembrano dirmi che ho ancora  una possibilità. Quante cose ho sempre sognato di fare e non ho  mai realizzato. Sin da piccolo avrei voluto imparare a suonare il sax e non l'ho fatto, mi sarebbe piaciuto andare a pescare salmoni nei fiordi norvegesi e ho rimandato all'infinito, avrei voluto imparare tutte le lingue del mondo e mi sono fermato a un inglese biascicato, ed ecco dove sono arrivato, qui, a un passo da un matrimonio che il mio cuore non vuole.
Dovevo pensarci prima? Forse sì, ma ancora c'è tempo. Sono stato fin troppo vigliacco, adesso basta. Devo andare, lasciare tutto e partire. Nella mia vita mi sono accorto di aver preso solo treni locali e in questo traffico mi sono convinto di aver trovato tutto quello che poteva rendermi felice. Ho pensato di aver percorso tanta strada, ma non ho visto nulla. Nella mia vita da pendolare non mi sono mai reso conto di aver fatto solo avanti e indietro. Poi ho aperto gli occhi e  una mandria di bufali lanciata in corsa ha cominciato ad attraversarmi l'anima. Ho capito che i mie contorni non coincidono con la persona che vorrei essere per gli altri. Devo prendere la porta, non ho scelta, esco a prendere una boccata d'aria. Chi mi vuole bene capirà.

IL TAPPETO VERDE/7

Come prevedibile la notizia delle nozze si diffuse a una velocità supersonica. Vittoria, in preda a un nuovo raptus organizzativo, aveva informato all'istante tutte le sue amiche e si era lanciata nei preparativi trascinandomi inevitabilmente nel suo vortice. La fanciulla aveva messo in preallarme i suoi 2.500 parenti che sarebbero arrivati da ogni luogo e non gradì per nulla quando le feci notare che forse avremmo potuto evitare di invitare il prozio di Buenos Aires.

Quando annunciai a mio padre che mi sposavo lui non seppe dirmi altro che 'Povero coglione'.

IL TAPPETO VERDE/6

13 agosto, ore 22.30. Prendiamo il traghetto che da Ios ci riporta ad Atene per poi tornare in Italia. Vittoria è in cabina che dorme, io ne approfitto per fare due passi sul ponte. Nel mare il battello scrive la sua presenza, ad avvolgerci un buio che sembra morte. Apro la bottiglietta di uzo che avevo stoccato nel marsupio e comincio a sorseggiarlo come un vecchio alcolizzato. Mi stavo costruendo l'atmosfera giusta per soffire bene: io da solo, il vento fresco che giochicchiava con quel ridicolo panama bianco che mi ero messo in testa, una bottiglia come in 'Via da Las Vegas' e tutto il pentimento che potevo permettermi. Dopo qualche minuto mi sentii chiamare: "Guido Anselmi, cosa ci fai qui?". Mi voltai e trovai Vittoria con un abbraccio pronto per me. Le piaceva chiamarmi per nome e cognome per prendermi in giro visto che disgraziatamente mio padre mi aveva reso omonimo del protagonista di un film di Fellini di cui andava pazzo. E anche lui qualche problemino con le donne lo aveva a pensarci bene. "Mi sono svegliata e non ti ho visto, cosa fai mi sfuggi?" mi disse la mia bella fidanzata.

ERA CHIARO ORMAI NON POTEVO PIU' TORNARE INDIETRO.

15 AGOSTO ORE 23:55. Siamo a Milano, sdraiati sulla piazza e mezzo di Vittoria. I suoi sono ancora via. Abbiamo appena fatto l'amore. Decido che quel che detto è detto e che, soldi permettendo, tra un anno ci sposiamo.

IL TAPPETO VERDE/5

In tutta quella confusione che avevo dentro Vittoria lanciò una domanda di quelle che ti lasciano senza parole: "Senti insieme stiamo così bene, perché non ci sposiamo?".
1,2,3,4,5,6,7,8,9,10 secondi di silenzio. Era calato un gelo con una G che dovrei scrivere in grassetto. Potevo tacere e invece immerso in quel paesaggio greco, sotto quel cielo greco, con davanti quella luna greca, commisi la più grave distrazione della mia vita e dissi: SI VA BENE.

        

IL TAPPETO VERDE/4

           

Sole, mare, la sera un giretto fra le case bianche della Chora, una birretta, un paio di tequile e poi in tenda per la dose estiva di sesso, con Vittoria che mi diceva "Qui rendi decisamente meglio, sarà che non sei stressato!". Così passavano i giorni e le notti sull'isola di Ios. Tutto sembrava scorrere troppo liscio, troppo perfetto; solo noi due, in perfetta simbiosi. In fondo al mio cuore sapevo che avrei commesso una cazzata.

Era notte fonda, stavamo scendendo dal villaggio verso il campeggio quando Vittoria mi disse: "Sediamoci qui un po' a vedere il panorama".
Era stupendo. La luna si specchiava in un mare ribelle e nel cielo in vita mia non avevo mai contato tante stelle. In mezzo a questo quadro Vittoria ed io: lei seduta sulle mie gambe, io che la abbracciavo, restando in silenzio. Tutto quello che avrei potuto dire mi sembrava superfluo. Percepivo la bellezza di tutto ciò che mi circondava, respiravo quell'aria e mi trovavo immerso in uno di quei rari momenti in cui sei consapevole che sei a una svolta della tua vita, uno di quei pochi giorni importanti che, per dirla come Flaiano, non fanno solo volume. Ero stregato dalla magia di noi due, le pupille sembravano essersi fatte più grandi, quasi a voler fotografare nella mia mente quell'immagine e poterla conservare per sempre, per i giorni in cui sarò vecchio e i ricordi saranno il bastone che mia aiuterà a vivere.

La mia donna ruppe quel silenzio: "Se tu ti rendessi conto di quanto ti amo ti spaventeresti". Io deglutii, mentre lei riprese il filo e proseguì "Sai con te sto troppo bene. Se mi offrissero la vita eterna e dovessi scegliere con chi condividerla, non avrei dubbi, saresti tu". Deglutii al quadrato. Nella mia mente, piano piano, subdolamente penetrava una sensazione di fastidio e fu allora che mi domandai "Ma anche io potrei dire la stessa cosa a Vittoria?".
Con lei stavo bene, non avevo dubbi, eppure avevo l'impressione che essere amati così fosse davvero una responsabilità enorme per me. Forse avrei voluto al mio fianco un'altra donna, magari quell'Alessandra che avrei tanto volentieri mandato a quel paese da tempo se avessi usato il cervello e la parte più razionale di me.
Tutte le sensazioni che labilmente e senza troppa consapevolezza mi avevano attraversato negli ultimi mesi vennero fuori impetuosamente. Non me la sentivo proprio di dire a Vittoria che provavo le sue stesse emozioni, anzi non me la sentivo di dire un bel nulla e  tutta quella bellezza che Dio quella notte ci aveva messo di fronte si stava caricando di un'angoscia tagliente, capace di schiacchiarmi il torace. Ero una barca in mezzo all'oceano, in una notte senza stelle, senza bussola né sestante: l'unica possibilità è lasciarsi perdere e sperare perché tutto, nel bene o nel male, si risolve.
Il vento, intanto, continuava a tormentarmi i capelli, mentre gli occhi di Vittoria, puntati su di me come il faro di Capo di Buona Speranza, mi torturavano di dolcezza e io non ne potevo più.
Lei interpretò il mio silenzio come stordimento romantico e cominciò a baciarmi sul collo e a stringermi ancora più forte. Io vigliacco come al solito lasciavo fare.

Nella notte un gabbiano scherzava col cielo: ridevano di me.

IL TAPPETO VERDE/3

           

Mentre camminavo con i piedi in acqua sentii una mano picchiarmi piano sulla spalla. Il cuore si arresto un attimo per la sorpresa. Mi girai e ad attendermi trovai una faccia apparentemente sconosciuta con una frase già pronta fra le labbra: "Buongiorno, come sta? Lei è quello del negozio di telefonini, vero? Sì, sì sono proprio sicuro, come potrei sbagliare, la riconoscerei fra mille!".

"Sì" risposi con aria scocciata e lui senza lasciarmi andare oltre "A proposito il mese scorso mi ha venduto uno Snokia 2020, mi può spiegare come si azionano i giochini elettronici, perché non è  tanto chiaro!". NOOOOOOOOO....mi sembrava impossibile incontrare un cliente anche in vacanza, credevo di essere tanto lontano da casa e in un attimo vidi tutte le distanze annullarsi. Negli occhi di quel ragazzo, tanto preoccupato di passare l'estate a giocare con il suo cellulare, mi sembrava di intuire un qualcosa di diabolico e le ferma volontà di essere il mio incubo peggiore.  Era proprio palese non era più possibile fuggire.

Mandato a cagare con la consueta cortesia quella tragica apparizione, ripresi la mia passeggiata su Milopotas beach, quando ancora una volta mi accorsi che qualcuno mi chiamava di nuovo. "Sarà mica qualcun'altro che mi vuol chiedere delle oferte speciali del negozio?" mi chiesi prima di voltarmi. Ma per fortuna era la mia Vittoria, che senza neanche avvisarmi era evasa dalla  tenda bollente per fare il primo bagno di stagione. "Sai non ho resistito" disse quasi per giustificarsi. Anche io mi tuffai.

IL TAPPETO VERDE/2

Qualche ora più tardi mi svegliai tutto sudato e Vittoria non c'era. Decisi di fare un giro sulla spiaggia dove i teli mare quasi incastrati uno di fianco all'altro ricordavano le tessere di un grande mosaico. Come tante lucertole le turiste si crogiolavano al sole, mostrando topless da capogiro. Benvenuto al festival della carnassa sembravano sussurrarmi tutti quei capezzoli al vento. Anche le santarelline di buona famiglia, che sotto gli occhi severi di mami e papi si vergonano persino a mostrarsi in bikini, a migliaia di kilometri da casa perdevano ogni inibizione. "A Ios non c'è pudore!" recitava un cartello in italiano, affisso dietro il bancone di un chiringuito, dove il barman macho e abbronzatissimo serviva cocktail lanciando sguardi assassini alle ragazze. Sulle poche sdraio, ad arrostirsi, c'erano anche le pancette bianche di impiegati sulla trentina, vittime del poco moto e desiderosi di dare qualche 'botta' in giro. Sulla sabbia giacevano abbandonare bottiglie di plastica, mozziconi di sigaretta destinati a consumarsi in mare nel giro di qualche decennio, carte di giornale stropicciate.  Una gazzetta, vecchia di qualche giorno, appoggiata su una stuoia, celebrava il trionfo di Marco Pantani al Tour, mentre il sole mi bruciava le spalle su cui avevo messo la consueta protezione 12.

C'erano solo giovani, niente famiglie, e le persone sopra i quaranti erano animali rari. Mi sembrava di essere finito nel Paese dei balocchi. Alla sfilata partecipavano una trentacinquenne in cerca dell'avventura con un giovane stallone che gigioneggiava fumando un sigarillo, un gruppo di sbarbati che avvrebbe potuto essere la mia banda qualche anno fa, alcune ragazze alternative che si lamentavano perché Ios sembra Rimini, ma comunque non la lasciavano perché alla fine "anche una vancanza solo natura fa du palle", dei quindicenni borgatari alla ricerca costante di fumo, lo sfigato che ormai nella sua città c'ha provato con ogni essere vivente di sesso femminile e cerca di prendere un due di picche anche fuori casa. Tutto questo e molto di più nella nostra isola battuta dal vento.

Le bottiglie di birra vuote, lasciate qua e là, intanto davano la misura del tasso alcolico di quello scoglio disperso in un mare turchese, tanto bello da mozzarmi il fiato.